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PRODOTTI TIPICI
Nove Comuni dell'Area Nord, nove paesi che hanno condiviso nel tempo l'economia prevalentemente agricola, le vicende storiche, il dialetto un po' cantilenante e, non ultima per importanza, la cultura del cibo. Le antiche ricette di cucina sopravvivono ancora nella nostra vita quotidiana e rappresentano un forte elemento di continuità nelle generazioni che si avvicendano.
 
 
PRIMI PIATTI
 

 
La regina della nostra tradizione culinaria è la pasta all'uovo tirata a mano in diverse forme e dimensioni. Operazione non semplice né facile, se eseguita secondo gli insegnamenti della "rasdora" sulla consistenza dell'impasto, sull'omogeneità della pasta tirata, sulla maestria del taglio nelle forme volute. E così si va dai semplici quadretti e maltagliati ai più elaborati stricchetti, dalla complessità dei maccheroni pettinati, alla precisione di taglio "dal fuiadi" per arrivare infine e gloriosamente ai cappelletti di carne e zucca. Il brodo (da preferirsi quello di cappone), il ragù di carne (deve bollire lentamente per l'intera mattinata) o di fagioli, sposati ai diversi tipi di pasta ne fanno degli eccellenti primi piatti, roba da leccarsi i baffi. Altri tipi di pasta o di impasto ottengono tutt'oggi un grandissimo indice di gradimento come gli gnocchi fritti o le frittelle.
 
 
I SECONDI PIATTI
 
Con tutto il rispetto per il glorioso "bollito di manzo" della tradizione o per l'appetitosa cacciatora di coniglio o di giovane galletto, dire carne dalle nostre parti significa soprattutto parlare di maiale e di quell'operazione antica e quasi rituale, la "pcaria", che si svolgeva, e si svolge, nei cortili delle case coloniche nel corso della quale, salvata una parte di polpa per arrosti o altri fini, la carne viene sottoposta a diverse manipolazioni che la trasformano in specialità saporite e durevoli nel tempo.
Ed ecco prosciutti e cotechini, salami e zamponi (per cui anche Gioachino Rossini stravedeva), cotechini, coppa di testa e ciccioli frolli, micidiali per il colestorolo, ma saporittisimi.
 
 
I DOLCI
Balson La gente della Bassa, tradizionalmente legata alla terra e amante dei sapori forti e decisi, non vanta una ricca e raffinata tradizione dolciaria. I nostri dolci non sono molti. Le "ciacre" e i tortelli di marmellata, fritti oppure cotti al forno per carnevale; il balson per la domenica e le altre feste comandate; i sughi di uva nel periodo della vendemmia. La mitica zuppa inglese, il dolce delle grandi occasioni, degli ospiti importanti, e i tradizionali "pan da Nadal".
La preparazione dei pani di Natale era una faccenda quasi epica che durava tutto un giorno, in un turbinio di lievito, farina e cruschello, di marmellate e fichi secchi, di castagne secche lessate, uva passa, datteri e bambini che si impicciavano. Alla fine i pani prendevano forma: rotondi, scuri, e dopo la cottura persino lucenti.
 
 
LA FRUTTA
Come non ricordare, in conclusione, il melone, uno dei prodotti più tipici dell'Area Nord? Concentrata soprattutto nell'area delle Valli mirandolesi la produzione del melone fa da traino all'intero comparto agricolo della zona. Gavello e San Martino Spino, due frazioni di Mirandola, sono oggi conosciute in tutta Europa per la qualità dei loro meloni e dei loro cocomeri. Il segreto di tanta celebrità sta anche nel terreno, ricco di potassio e di microelementi che contribuiscono a rendere i frutti così gustosi. Cocomero e melone sono presenze abituali sulle nostre tavole estive, con il melone che, accompagnato al prosciutto, dà vita ad uno dei piatti classici per vincere la calura d'agosto. A conferma della sua notorietà il melone è anche protagonista di sagre e fiere della zona.
Ma non solo cocomero e melone. Nell’Area Nord, infatti, ci sono anche pere di grande qualità, mele campanine e vigne.
 
 
IL LAMBRUSCO
Lambrusco Ai cibi che abbiamo fin qui ricordato si accoppia da sempre il Lambrusco, un vino vivace e spiritoso che mette allegria e non taglia le gambe. Meno blasonato di tanti altri vini italiani è però al primo posto nell'esportazione dei vini del nostro paese negli Stati Uniti. Questo nostro antichissimo vino ha un pregio ulteriore e straordinario: contiene particolari sostanze antiossidanti che proteggono dall'infarto. Non si sa come, quando e da dove il vitigno del Lambrusco sia arrivato fino a noi, ma certamente dobbiamo infinita gratitudine all'uomo che per primo lo portò nella nostra Bassa.
 
     
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Sab, 18/05/2013
 
 
 
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